Cinesi a Pompei per studiare le tecniche di restauro e conservazione attuati per la città sepolta. Dopo l’incontro al «Palace Museum» di Pechino, una delegazione di tecnici e studiosi che si occupano di beni culturali cinesi, sono arrivati a Pompei per carpire, come da buona tradizione orientale, i segreti per la conservazione dei gioielli dell'area archeologica più famosa al mondo. Agli esperti del museo della città proibita di Pechino sono stati illustrati i punti principali di «Un piano per Pompei», lo strumento per la gestione delle informazioni e delle attività mirate alla conservazione di Pompei studiato dal super soprintendente Pietro Giovanni Guzzo. Il progetto è costituito da una pianta bidimensionale georeferenziata del sito archeologico, sulla quale è stato costruito un catasto al 79 dopo Cristo. Il piano è connesso ad una banca dati contenente informazioni di varia tipologia: l'indirizzario di Pompei con le denominazioni dei singoli edifici e delle strade, delle Insulae e delle Regiones; dati relativi allo stato di conservazione dei vari monumenti, ai diversi gradi di rischio, ai restauri effettuati, alle opere di manutenzione da effettuare con l'individuazione delle varie priorità e dei costi; dati sui reperti situati o provenienti dai vari edifici. Il catasto degli scavi contiene circa tremila poligoni, articolati secondo una doppia chiave di lettura del tessuto urbano (unità immobiliari e ambienti coperti), per ciascuno dei quali sono previsti nove campi di classificazione (complessivamente ventisettemila). La superficie interessata copre circa cento ettari, corrispondenti all'estensione dell'area demaniale degli scavi di Pompei. La tappa pompeiana dei cinesi è la conseguenza del ciclo di incontri, organizzato dal ministero per i Beni e le Attività culturali, tenutosi a Pechino nel marzo scorso presso il Palace Museum e dedicato al Patrimonio culturale italiano, al suo restauro e conservazione.